ArchitetturaInfrastrutture

Architetture nel paesaggio. Cemento, luoghi e connessioni

Il cemento plasma il nostro paesaggio quotidiano attraverso architetture essenziali. Ponti, gallerie, stazioni e sottopassi in cemento armato diventano luoghi di incontro e di transito, connettendo spazi fisici, comunità e storie umane. Queste infrastrutture trasformano il territorio in una rete di possibilità, dove ogni attraversamento racconta di movimento, di scambi, di vita che scorre. Dalle scalinate metropolitane ai cavalcavia autostradali, ogni struttura nasconde una geografia emotiva fatta di arrivi e partenze, di connessioni quotidiane che disegnano le nostre mappe personali.

Attraverso le immagini della seconda edizione del concorso #scaladigrigi, abbiamo provato a raccontare un viaggio fotografico in cui il cemento disegna traiettorie tra spazio e movimento, tra terra e mare, attraversando scenari dove si intrecciano attese, incontri e storie di vita.

“Rails under Beton”, fotografia di Marco Pietro Boglione presentata al concorso #scaladigrigi 2024 (Intrecci di vie di trasposto in alta Valle Susa).

Sopra e sotto il paesaggio: ponti, tunnel e cavalcavia

Le infrastrutture di attraversamento ridefiniscono il paesaggio creando nuove prospettive e dialoghi tra l’uomo e il territorio. Ponti, tunnel e cavalcavia rappresentano le diverse strategie con cui l’ingegneria moderna imposta nuove geografie, offrendo soluzioni che vanno oltre la semplice utilità.

Il cemento è la spina dorsale delle grandi connessioni. Sospeso tra valli, fiumi o strade, disegna geometrie solide che si stagliano contro il cielo o si confondono con il paesaggio. I viadotti come quello del Fadalto, ad esempio, sembrano seguire le linee delle montagne, con pilastri che affondano nella vegetazione e tracciati che curvano come pensieri in movimento. È il cemento che rende possibile questo slancio, offrendo resistenza, flessibilità e continuità visiva.

“Tra terra e cielo”, fotografia di Sonia Bressan presentata al concorso #scaladigrigi 2024 (Tratto del Viadotto del Fadalto).

L’arte di attraversare nasce proprio da questa armonia tra funzione e forma. Ogni ponte racconta una storia di sfida e innovazione. I grandi viadotti autostradali, con le loro campate che si protendono tra le vallate, creano linee geometriche che contrastano e, al tempo stesso dialogano con i profili naturali del paesaggio. Il cemento armato, materiale principe di queste costruzioni, si piega alle esigenze strutturali generando forme sempre diverse, che non solo rispondono alla funzione di collegamento, ma si distinguono anche per canoni estetici ricercati.

“Ways”, fotografia di Michele Mascalzoni presentata al concorso #scaladigrigi 2024 (Pont de l’île de Ré, Francia).

I ponti strallati, con i loro cavi tesi come corde di un’arpa gigante, introducono nel paesaggio una dimensione quasi musicale. La luce che filtra tra le strutture, le ombre che si proiettano sul terreno sottostante, i giochi prospettici che si creano attraversandoli: ogni elemento contribuisce a trasformare un’opera ingegneristica in un’esperienza estetica.

“Ponte Vasco de Gama”, fotografia di Cesare Barillà vincitrice di una menzione speciale al concorso #scaladigrigi 2024.

Anche nei contesti urbani, i cavalcavia come quello di Viale Piave a Verona diventano parte della nostra quotidianità, accompagnandoci nel flusso del traffico cittadino. Strade sopra e sotto si incrociano, creando livelli di circolazione sovrapposti: un flusso continuo sorretto da strutture in cemento capaci di coniugare robustezza, efficienza e leggerezza visiva.

“Ways”, fotografia di Michele Mascalzoni presentata al concorso #scaladigrigi 2024 (Cavalcavia di via Piave a Verona).

Le gallerie e i tunnel scolpiscono la terra, aggirano ostacoli naturali e collegano ciò che in superficie resterebbe distante. Sono arterie coperte dove l’ingegneria si adatta alla geografia, trasformando il cemento in materia scavata, resistente, protettiva. Anche nei sottopassi urbani, spesso nascosti alla vista, il cemento diventa infrastruttura intima e funzionale: guida i flussi, protegge il passaggio, assorbe il tempo. Lì sotto si mescolano luci artificiali, graffiti, silenzi e tracce umane, come nel sottopasso ritratto in Tracce di connessioni, dove l’ombra e il colore si rincorrono tra le curve dell’asfalto.

“Tracce di connessioni”, fotografia di Trieu Thai Kien presentata al concorso #scaladigrigi 2024.

Suggestiva anche la visione del Ponte Kennedy a Lecco, dove l’arco in cemento si riflette nell’acqua, amplificando la sua presenza in una doppia linea luminosa. Di notte, il cemento si trasforma in superficie che accoglie luci, riflessi e movimento.

“Un ponte presidenziale”, fotografia di Luca Ponti presentata al concorso #scaladigrigi 2024 (Ponte Kennedy che collega i comuni di Lecco e Malgrate).

Analogamente, il cemento diventa supporto per la mobilità aerea nel sentiero luminoso dell’aeroporto di Orio al Serio: una passerella sopraelevata che ospita le luci di segnalazione per il decollo e l’atterraggio degli aerei.

“Seguimi senza paura”, fotografia di Fabrizio Guidi presentata al concorso #scaladigrigi 2024 (Sentiero luminoso all’aeroporto BGY di Bergamo-Orio al Serio).

In entrambi i casi, che si tratti di attraversare l’acqua o di guidare il volo, pilastri e strutture in cemento definiscono il confine tra terra, acqua e cielo, garantendo sicurezza e continuità per importanti vie di comunicazione come ponti e aeroporti.

Stazioni ferroviarie e metropolitane: le architetture dell’attesa tra arrivi e partenze

Le stazioni sono luoghi in cui tutto si muove e tutto si ferma. Si parte, si arriva, si attende. Il cemento, in questi spazi, è struttura che accoglie, che guida, che racconta. È la pelle solida di un’architettura del transito, che accompagna i passi e sostiene i tempi del viaggio.

Nelle grandi stazioni contemporanee, come Afragola, dalla forma sinuosa di un serpente o Alameda a Valencia, dove geometrie spezzate e linee diagonali disegnano i vuoti e le attese, il cemento è di nuovo protagonista di forme dinamiche che sembrano muoversi insieme alle persone. I volumi si intersecano, le rampe si inseguono, gli spazi si aprono a una nuova percezione del viaggio. Qui, il cemento non è mai statico: accompagna, vibra, comunica.

“F S”, fotografia di Moreno Maggi presentata al concorso #scaladigrigi 2024 (Stazione AV Napoli Afragola progettata da Zaha Hadid).

Sottoterra, nelle stazioni metropolitane, l’architettura si trasforma in rifugio e orientamento. Nella Estação do Oriente a Lisbona, le arcate che sostengono le piattaforme scandiscono un ritmo quasi musicale, dove ogni passaggio genera un’eco propria. Le scale mobili si innalzano tra travi oblique e vuoti sospesi, mentre la luce taglia la materia con precisione geometrica. In questo spazio, i passeggeri si muovono seguendo una coreografia collettiva inconsapevole. Il cemento diventa così simultaneamente struttura e scenografia, fondale neutro eppure potente del nostro perpetuo andare.

“Percorsi”, fotografia di Laura Ghisolfi presentata al concorso #scaladigrigi 2024 (Prospettiva della struttura della Estação do Oriente di Lisbona, particolare scorcio delle scale che connettono i diversi piani della stazione progettata da Santiago Calatrava).

Anche le stazioni minori, quelle di periferia, costruite con muri semplici e pensiline scarne, portano con sé un’estetica della realtà. Nell’immagine delle ombre proiettate su un muro di cemento, il viaggiatore non si vede, ma è evocato. Sono silhouette che raccontano attese anonime, movimenti ripetuti, storie che non fanno rumore. Il cemento assorbe ogni passaggio, diventando archivio silenzioso delle migrazioni quotidiane.

“Station”, fotografia di Massimo Bolognini presentata al concorso #scaladigrigi 2024.

Che si tratti di un hub futuristico o di una fermata secondaria, la stazione rimane sempre un punto di soglia. Tra il prima e il dopo. Tra il partire e il tornare. Tra la velocità e la pausa. E il cemento, saldo e presente, è il filo che tiene tutto insieme: spazio, tempo, direzione.

Fari e moli: punti di contatto

Il cemento trova nel mare la sua sfida più radicale. Qui, dove l’acqua cancella ogni traccia e il vento salato corrode ogni superficie, i moli e i fari si ergono ad avamposti. Il molo si protende nell’acqua con la determinazione di chi vuole toccare l’infinito, mentre il faro si erge come antenna che dialoga con l’orizzonte. In queste architetture, il cemento connette il mare alla terra e viceversa.

Sul pontile ogni lastra di cemento porta il peso del mare sotto di sé, ogni giuntura racconta la tensione tra la solidità cercata e la fluidità che la circonda. Le onde si abbattono sulle fondamenta con un ritmo ipnotico e il cemento risponde assorbendone l’urto.

“Diagonale”, fotografia di Cristiano Pugno presentata al concorso #scaladigrigi 2024.

I fari, torri di cemento e luce, sono ancore visive lungo la costa. La loro presenza offre un punto di riferimento sicuro per i naviganti. Non guidano solo le navi ma orientano anche lo sguardo. Sono sentinelle silenziose, giganti armati di forza e stabilità. Nel cemento armato, questi fari racchiudono resistenza e connessione, comunicano con il mare e con l’uomo, segnando il confine tra i due elementi, mantenendo viva la relazione tra chi salpa e chi resta.

“Il faro”, fotografia di Gabriele Pardini presentata al concorso #scaladigrigi 2024 (faro della diga foranea di Viareggio, Lucca).

La comunicazione nelle geometrie abitative

Anche nei quartieri residenziali più ordinati, come nelle metropoli di ultima generazione costruite nel deserto, il cemento definisce percorsi, separazioni e incontri, disegnando un tessuto urbano dove l’abitare è parte integrante del movimento collettivo.

In queste griglie perfette, ogni muro delimita uno spazio, ogni strada suggerisce una direzione, ogni casa è un nodo silenzioso di una rete più ampia. Il cemento qui non è solo infrastruttura: è linguaggio urbano, modulo ripetuto che regola la distanza tra individui e ne determina i margini di relazione.

È un’idea di città che nasce dalla logica della funzione, ma che inevitabilmente si confronta con la dimensione umana. Anche tra queste case identiche, in un paesaggio asciutto e astratto, il cemento continua a connettere: orienta, suddivide, ma soprattutto disegna possibilità di convivenza e attraversamento.

“New Town”, fotografia di Luigi Vigliotti presentata al concorso #scaladigrigi 2024 (Nuovo quartiere residenziale nella città di Khaybar, Arabia Saudita).

In copertina: “L’attesa”, fotografia di Giuliano Tamborra presentata al concorso #scaladigrigi 2024 (Stazione di Alameda, Valencia).

Simona Albani
Simona Albani nasce a Roma, dove vive e lavora; ha studiato Lettere Moderne all’Università La Sapienza; è co-fondatrice dell’associazione culturale “Progetti Smarriti” con la quale promuove e cura mostre ed eventi sul territorio nazionale. Ama scrivere di arte, letteratura e viaggi con particolare attenzione alle tematiche ambientali e al recupero del paesaggio e dell’ecosistema. Tra i progetti più importanti, nel 2016, in collaborazione con altre associazioni e il patrocinio del Comune di Castel Gandolfo, ha curato la comunicazione, la logistica e la direzione artistica del progetto di riqualifica e valorizzazione urbanistica del terminal bus in occasione del Castel Gandolfo Street Art Festival.

You may also like

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *