Credits: Grand Egyptian Museum
Architettura

Un belvedere sulle Piramidi: il Grand Egyptian Museum

Nel Grand Egyptian Museum il calcestruzzo concorre a definire l’impianto architettonico e il rapporto dell’edificio con il paesaggio di Giza. Materia strutturale e spaziale, consente al progetto di misurarsi con la scala monumentale del sito e con la dimensione del tempo storico, evitando ogni forma di retorica. Il suo impiego costruisce una continuità silenziosa tra architettura contemporanea e memoria millenaria.

Credits: Grand Egyptian Museum

Il Grand Egyptian Museum si trova alla periferia ovest del Cairo, al margine dell’altopiano desertico tra la valle del Nilo e la Necropoli di Giza, e con la sua superficie espositiva di 24.000 m2 ospita nelle sue sale circa 100.000 reperti, conquistando la definizione di più grande museo archeologico del mondo dedicato a una sola civiltà.

Dopo una fase iniziale di apertura parziale nel 2024 – con la possibilità di visitare i giardini, le Gallerie Principali, la Sala Grande e la Scalinata Principale, ma con accesso limitato alle Gallerie di Tutankhamon e al museo delle Barche di Cheope – è stato ufficialmente inaugurato il 1° novembre 2025.

Credits: Georges & Samuel Mohsen – The GS Studio for Heneghan Peng Architects

Il principio ispiratore del progetto dello studio irlandese Heneghan Peng Architects, vincitore del concorso internazionale del 2003 in collaborazione con Arup e Buro Happold, si basa sullo stretto legame tra contenitore, contenuto e contesto, per offrire al visitatore un’esperienza di visita che sottolinei in ogni fase del percorso la forte relazione tra la cultura egizia e il luogo e il tempo in cui si è sviluppata.

Il museo è connotato proprio da uno stretto legame con il paesaggio e con la sua storia, riportando nel luogo dove erano collocati in origine gli oggetti funerari finora conservati nel Museo Egizio costruito in stile neoclassico nel 1902 nel centro del Cairo: oltre 5.000 reperti, tra i quali anche la collezione completa proveniente dalla Tomba di Tutankhamon, comprendente la sua mummia, la maschera funeraria, il sarcofago interno in oro, i gioielli e il trono.

A questi si aggiunge anche la “Barca Solare” del faraone Cheope, precedentemente esposta nel museo appositamente progettato da Franco Minissi a fianco della grande piramide, e traslata nel 2021 nella sua nuova sede.

Credits: Georges & Samuel Mohsen – The GS Studio for Heneghan Peng Architects

L’impianto planimetrico del Grand Egyptian Museum ricorda una sorta di cannocchiale prospettico, con una struttura a ventaglio caratterizzata da cinque grandi fasce, definite da massicce pareti portanti in calcestruzzo armato e orientate in modo da creare diversi assi visuali rivolti verso le tre Piramidi di Giza; la sesta fascia è costituita dal percorso cronologico della Grande Scalinata.

A questa trama strutturale rettilinea si sovrappone un percorso scandito da motivi triangolari: gli spazi verdi progettati in collaborazione con lo studio olandese West 8 (Nile Park, Entrance Plaza, Palm Grove, in un’area di circa 50 ettari) ricordano ai visitatori non solo la geometria fortemente simbolica delle antiche piramidi, ma anche l’interazione tra uomo e natura e l’importanza della biodiversità del fiume e delle pianure alluvionali per la vita e l’agricoltura dell’antico Egitto, con la vegetazione che caratterizza il paesaggio nilotico: palme, papiri, fiori di loto.

Credits: Grand Egyptian Museum

Il legame tra esterno e interno è reso evidente anche dall’assenza di porte di ingresso: l’accesso all’atrio è costituito da un volume vetrato di forma piramidale sollevato da terra mediante pilastri obliqui. Le trame decorative a maglie triangolari costituiscono un motivo ricorrente sia sulla facciata principale che sulle pareti delle sale espositive, con soluzioni formali e strutturali all’avanguardia e coerenti con il linguaggio architettonico contemporaneo, che, pur non imitando l’antico, riescono a evocarne il carattere scenografico e simbolico.

Credits: Grand Egyptian Museum

A partire dall’atrio, che accoglie la statua colossale in granito di Ramses II (alta 11 metri), il percorso espositivo rende percepibile il dislivello di 50 metri tra la Valle del Nilo e l’altopiano desertico, trasformando le scale monumentali in gallerie ascendenti dove sono esposte sculture di re e di divinità e resti di architetture megalitiche.

Percorrendo una sequenza ordinata di spazi caratterizzati dall’andamento obliquo delle pareti, il visitatore compie un viaggio nel tempo, passando gradualmente dal XXI secolo all’epoca dei Faraoni, e sperimentando la grandiosità delle architetture e delle sculture sacre e funerarie egizie.

Credits: Grand Egyptian Museum

La continuità visiva con l’esterno culmina, in cima alla Grande Scalinata, con le grandi vetrate dell’ultimo livello che costituiscono il belvedere interno con l’affaccio sulle piramidi; anche la soluzione delle coperture in lastre inclinate di calcestruzzo “sospese” determina una percezione di leggerezza e luminosità, grazie alla luce naturale che filtra attraverso gli spazi tra le pareti e il tetto.

Credits: Georges & Samuel Mohsen – The GS Studio for Heneghan Peng Architects

Le imponenti sale espositive, con le pareti rivestite da lastre in alabastro traslucido, sono organizzate secondo un doppio sistema, sia cronologico (i reperti documentano la civiltà egizia dal periodo predinastico all’età copta, un periodo molto ampio: dal 3100 a.C. al 400 d.C.) che tematico (religione, sovrani e società), per consentire una fruizione più flessibile.

Credits: Grand Egyptian Museum

L’utilizzo del calcestruzzo armato per tutta la struttura portante – a partire dalla platea di fondazione e dalle pareti di contenimento interrate – si è rivelato fondamentale per garantire la durabilità e la stabilità della monumentale struttura sul terreno desertico, oltre che per coniugare i notevoli carichi dei reperti archeologici con le grandi luci degli spazi espositivi.

Lo Studio Heneghan Peng, in collaborazione con Buro Happold e ARUP, ha adottato un approccio passivo alla progettazione della struttura per garantire sia il comfort dei visitatori che le condizioni adeguate alla conservazione delle opere esposte, con soluzioni a basso consumo energetico nonostante le condizioni climatiche estreme.

Credits: Georges & Samuel Mohsen – The GS Studio for Heneghan Peng Architects

La struttura è isolata dalla radiazione solare mediante il rivestimento in pietra traslucida della facciata di ingresso e la soluzione del tetto a lastre piegate in calcestruzzo armato bianco ha permesso di coprire campate che si estendono fino a 45 metri, con superfici che possono arrivare anche a 70° C sotto il sole del deserto, mantenendo la temperatura interna delle sale intorno ai 23°C.

L’ampia corte principale dopo le biglietterie con le fontane lungo il percorso e una serie di schermi in vetro sospesi a intervalli regolari lungo la grande scalinata trasformano quest’ultima in una zona di filtro tra corte e gallerie, permettendo di ridurre la temperatura da 40° a 23° lasciando aperte le porte di ingresso.

È stato anche progettato un tunnel sotterraneo lungo 220 metri per il trasporto sicuro dei reperti archeologici fino ai laboratori per la pulizia, la catalogazione e il restauro.

Credits: Grand Egyptian Museum

Il complesso comprende, oltre alle gallerie espositive permanenti, anche il Museo per bambini, spazi per mostre temporanee, un centro congressi, aree didattiche, depositi e laboratori di restauro, configurandosi come un vero e proprio polo culturale e formativo e costituendo una premessa significativa per garantire il successo della procedura avviata dai funzionari egiziani per la restituzione del patrimonio culturale trafugato dal Paese in epoca coloniale. Tra questi ci sono reperti di enorme valore, quali la Stele di Rosetta (esposta al British Museum di Londra), il Busto di Nefertiti (Neues Museum di Berlino) e lo Zodiaco di Dendera (Louvre a Parigi).

Laura Cristina Pepponi
Architetto con un Dottorato in Disegno e rilievo del patrimonio edilizio, autrice di oltre 50 articoli per la rivista “L’industria italiana del Cemento” (dal 1996 al 2009), ha svolto attività di collaborazione e ricerca presso l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione per la catalogazione di beni culturali e presso il Dipartimento di Biologia Vegetale (Università di Roma “La Sapienza”) per l’elaborazione del Sistema Informativo Territoriale per la gestione delle Aree Verdi del Comune di Roma. Si è occupata di progettazione di sistemazioni urbane e di allestimenti espositivi e ha collaborato a diverse pubblicazioni, anche con l’elaborazione di cartografie tematiche e l’analisi di opere architettoniche sia contemporanee che storiche.

You may also like

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *