Editoriale a cura di Tullia Iori sul numero 863 di IIC L’INDUSTRIA ITALIANA DEL CEMENTO.
Dalla pista da bob di Cortina al villaggio per gli atleti a Milano, il cemento ha contribuito al successo della sfida olimpica, grazie alla straordinaria versatilità d’uso, alla durabilità e alla rapidità di realizzazione.

Quante volte l’Italia ha ospitato le Olimpiadi? Già tre: con i XXV Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina arriviamo a quattro. Solo una olimpiade estiva, a Roma nel 1960, mentre anche le altre due storiche sono state invernali, esattamente 70 e 20 anni fa (Cortina 1956, Torino 2006). Passano i decenni, i record, gli atleti, le discipline mentre il cemento resta protagonista delle sfide olimpiche.
A Roma, le XVII Olimpiadi hanno avuto le cupole del Palazzetto e del Palazzo dello Sport e lo stadio Flaminio di Pier Luigi Nervi come sfondo alle gare più memorabili; ma con l’occasione sono state realizzate con il cemento armato anche tante infrastrutture poi rimaste in eredità alla città e che ancora oggi sono strategiche per la mobilità (per esempio il ponte sul Tevere progettato da Carlo Cestelli Guidi o quello su corso Francia, opera di Riccardo Morandi, a servizio di quella che a Roma si chiama ancora, nel linguaggio comune, la via Olimpica). A Cortina alla metà degli anni ’50 con il cemento si realizzano gli impianti di gara più importanti: lo Stadio del ghiaccio, progettato da Mario Ghedina e Arrigo Carè, la pista da bob e il trampolino Italia, disegnato e calcolato da un maestro come Piero Pozzati, allora docente di Tecnica delle costruzioni all’Università di Bologna.
A Torino nel 2006, invece, si riutilizzano molti capolavori in cemento che la città aveva in dotazione: il Palazzo delle Mostre, realizzato in occasione di Italia ’61, straordinaria copertura in cemento armato precompresso poggiante su tre appoggi, progettata strutturalmente da Franco Levi e Nicolas Esquillan, viene trasformato da Gae Aulenti in un palazzo del ghiaccio per ospitare il pattinaggio di figura e lo short track; oppure il Salone B di Nervi, nell’area di Torino Esposizioni, diviene la sede per gli allenamenti e le qualificazioni per l’hockey su ghiaccio.
Per le Olimpiadi che si terranno tra il 6 e il 22 febbraio 2026, con gare concentrate nell’area dolomitica, quindi a Cortina ma anche a Rasun Anterselva, Predazzo, Tesero, oltre che a Livigno e a Bormio, si è colta l’opportunità per recuperare e valorizzare alcune opere, in particolare quelle realizzate nel 1956 a Cortina. Il mitico stadio del ghiaccio, sapientemente affacciato sul panorama, la cui struttura delle tribune in cemento armato è indifferente allo scorrere del tempo, è stato adeguato nei servizi e negli impianti e ospiterà, oltre alle gare di curling, anche momenti celebrativi di chiusura dei giochi paraolimpici; il trampolino Italia, un grande telaio precompresso di suggestione inarrivabile, è stato restaurato e rimarrà come un monumento a memoria delle due avventure olimpiche; e infine, la pista del bob, dedicata al campione della disciplina Eugenio Monti, completamente rinnovata, già da novembre 2025 consente di nuovo agli atleti di scivolare lungo il suo sinuoso guscio di cemento, sottile e ricurvo, realizzato nel solco del precedente percorso nel bosco sopra Cortina. Ma non basta: il cemento è stato anche indispensabile per realizzare in tempi record il villaggio olimpico, che poi diventerà housing sociale e uno studentato per il Politecnico e le università di Milano già dal prossimo anno accademico: qui la prefabbricazione ha consentito di accelerare il cantiere, adottando una innovativa combinazione di colonne di acciaio riempite di calcestruzzo e solette armate.

E queste sono solo le opere cui abbiamo deciso di dedicare lo speciale di questo numero: in successive uscite, sicuramente avremo occasione di dare spazio alle tante altre strutture che sono rientrate nei finanziamenti olimpici anche se non strettamente legate all’evento di febbraio, e che costituiranno l’eredità – ma oggi si preferisce chiamarla legacy – di questo investimento in opere pubbliche. Che ancora una volta ha privilegiato il cemento, capace di adattarsi a ogni esigenza costruttiva con soluzioni innovative e velocità di esecuzione.
Nel numero 863 la copertina e la controcopertina, ispirata ai manifesti sportivi della metà degli anni ’50, sono dedicate alla nuova pista da bob di Cortina, simbolo dell’Olimpiade di Milano-Cortina 2026 e delle potenzialità del cemento, capace di sfidare la gravità con forme impossibili.




