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Nuovi CAM Edilizia: un quadro più rigoroso per progettazione, materiali e verifiche

Con il DM 24 novembre 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 281 del 3 dicembre 2025 ed entrato in vigore il 2 febbraio 2026, i Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia sono stati aggiornati in modo significativo, sostituendo il decreto del 2022 e recependo le modifiche del correttivo 2024.

Il provvedimento rafforza il ruolo dei CAM negli appalti pubblici, rendendoli più coerenti con il Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023) e consolidandone l’integrazione nelle procedure di affidamento, con novità che riguardano progettazione, prodotti da costruzione, gestione dei rifiuti, criteri ESG e competenze del personale di cantiere.

L’aggiornamento si inserisce in un percorso evolutivo più ampio che coinvolge l’intero settore delle costruzioni e delle infrastrutture: ai CAM Edilizia si affiancano infatti i CAM Infrastrutture stradali (DM 5 agosto 2024, n. 279, aggiornato con il correttivo dell’11 settembre 2025), delineando un quadro normativo sempre più organico per l’intera filiera delle costruzioni, inclusi cemento e calcestruzzo.

In questo contesto, la sostenibilità viene tradotta in requisiti tecnici e verificabili lungo il ciclo di vita dell’opera, confermando i CAM come uno strumento centrale del Green Public Procurement, in linea con le politiche europee di transizione ecologica, economia circolare e decarbonizzazione del costruito.

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Il ruolo dei CAM negli appalti pubblici

Nel nuovo impianto dei CAM, la sostenibilità non è più un requisito da verificare a valle, ma un criterio guida che orienta l’intero processo di appalto verso obiettivi ambientali misurabili. L’Allegato 1, parte integrante del decreto, ne chiarisce l’impostazione, collocandoli nel quadro del Piano d’Azione Nazionale per il Green Public Procurement (PAN GPP) e collegandoli agli obiettivi della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, dell’Agenda 2030 e del Green Deal europeo, in coerenza con la Direttiva EPBD IV (“Case Green”) e con il Regolamento CPR 2024/3110.

I CAM si fondano su un approccio olistico alla progettazione, che integra aspetti ambientali, economici e sociali lungo il ciclo di vita dell’opera. La qualità progettuale è così legata alla capacità di combinare materiali e soluzioni a basso impatto – durevoli, riutilizzabili, riciclabili – con le condizioni ambientali e d’uso, orientando fin dalle fasi iniziali le scelte progettuali. La sostenibilità viene quindi integrata fin dall’origine del progetto e coordinata con gli strumenti del Codice dei contratti pubblici, tra cui la Relazione di sostenibilità nel PFTE (Piano di Fattibilità Tecnico Economica), che collega le scelte progettuali alle prestazioni ambientali attese.

Dalla norma al mercato: l’impatto dei CAM

Nel sistema italiano, questo approccio trova attuazione nell’art. 57 del D.Lgs. 36/2023, che impone l’inserimento dei CAM nelle specifiche tecniche e nelle clausole contrattuali, estendendone l’applicazione all’intero processo di appalto. I CAM diventano così uno strumento obbligatorio per garantire la sostenibilità ambientale nei contratti pubblici.

In questo modo, incidono direttamente sul mercato: orientano la domanda pubblica verso soluzioni a maggiore qualità ambientale e spingono imprese e progettisti a investire in competenze, certificazioni e innovazione, contribuendo a qualificare l’offerta.

Ambito di applicazione dei CAM Edilizia

Un ruolo rilevante è svolto dai criteri premianti, che valorizzano soluzioni con prestazioni ambientali superiori ai requisiti minimi. Pur rimessi alla discrezionalità della stazione appaltante, sono fortemente raccomandati, in particolare nelle procedure basate sull’offerta economicamente più vantaggiosa (OEPV), dove possono incidere in modo significativo sul punteggio tecnico, incentivando livelli più elevati di qualità progettuale e stimolare l’innovazione lungo l’intera filiera.

I CAM Edilizia si applicano a tutti i contratti pubblici relativi a servizi di progettazione e direzione lavori, servizi di manutenzione ed esecuzione di lavori per interventi edilizi e opere di ingegneria civile, includendo costruzione, ristrutturazione, manutenzione e adeguamento, così come delineato nel punto 1.1 dell’Allegato 1. L’ambito di applicazione non è limitato agli edifici, ma si estende a qualsiasi tipologia di opera o manufatto, nelle more dell’adozione di CAM specifici. I criteri si applicano anche agli immobili soggetti a tutela storico-culturale, con la possibilità di escludere i requisiti non compatibili con le esigenze di conservazione.

Sono tenuti ad applicarli stazioni appaltanti, enti concedenti, concessionari e anche soggetti privati che realizzano opere di urbanizzazione a scomputo. Il perimetro dei CAM si estende così oltre la sola amministrazione pubblica, contribuendo a diffondere criteri di sostenibilità lungo l’intera filiera delle costruzioni.

Fonte: MASE, modello relazione CAM, versione del 2/02/2026. (© MASE)

Le principali novità dei CAM Edilizia 2025

Definito il perimetro di applicazione, il nuovo impianto dei CAM si caratterizza per una serie di innovazioni che ne rafforzano il carattere operativo e verificabile. L’Allegato 1 è stato riorganizzato e ampliato, con maggiore attenzione alle indicazioni per le stazioni appaltanti, alle modalità di verifica e ai mezzi di prova, con l’obiettivo di ridurre le ambiguità e rendere più uniforme l’applicazione dei criteri.

Sul piano tecnico, le principali novità riguardano:

  • ampliamento delle specifiche progettuali, che includono – oltre alle prestazioni energetiche – risparmio idrico, gestione delle acque meteoriche, qualità dell’aria indoor (IAQ), comfort termo-igrometrico e acustico e manutenibilità;
  • rafforzamento dell’approccio olistico alla progettazione, che integra qualità ambientale, prestazioni, durabilità ed efficienza delle risorse lungo il ciclo di vita;
  • centralità delle metodologie LCA (Life Cycle Assessment) e LCC (Life Cycle Costing), come riferimento per la valutazione degli impatti ambientali ed economici;
  • maggiore attenzione alla tracciabilità e certificazione dei materiali da costruzione, con requisiti più stringenti su documentazione e verifiche;
  • rafforzamento dei requisiti di competenza per progettisti e personale di cantiere;
  • integrazione del BIM nelle clausole contrattuali, a supporto di trasparenza e gestione dei dati;
  • maggiore allineamento al quadro europeo, con integrazione del principio DNSH;
  • rafforzamento dei criteri premianti, che valorizzano prestazioni ambientali migliorative e l’adozione di protocolli di sostenibilità (LEED, BREEAM, ITACA o equivalenti).

A supporto dell’applicazione operativa, sono stati introdotti strumenti dedicati – linee guida, appendici e documentazione tecnica – tra cui il modello di Relazione CAM per il progettista di cui al criterio 2.1.1., pubblicato sul sito del MASE. La Relazione CAM si configura come uno strumento più strutturato, in linea con le norme EN 15978 ed EN 15804, che coordina i diversi livelli di sostenibilità integrando criteri CAM, protocolli energetico-ambientali e principio DNSH, superando approcci frammentati a favore di una visione più organica e coerente. È prevista anche la Relazione CAM dell’impresa appaltatrice, con il dettaglio dei prodotti utilizzati e le relative evidenze di conformità. Una novità che comporta un approccio sistematico e un coordinamento puntuale tra progettazione, direzione lavori e produzione.

Ulteriori aspetti ambientali: gestione dei rifiuti e criteri ESG

Il nuovo decreto introduce novità rilevanti anche in materia di gestione dei rifiuti e criteri ESG, attraverso strumenti più strutturati e requisiti di verifica più chiari.

In tema di rifiuti, vengono disciplinati due documenti distinti: il Piano di riutilizzo, riciclo e recupero dei rifiuti da C&D (cap. 2.5.4), redatto dal progettista, e il Piano di gestione dei rifiuti di cantiere (3.1.1), a carico dell’impresa. Il primo definisce tipologie e quantità di rifiuti attesi, eventuali criticità ambientali, organizzazione del deposito temporaneo, impianti di destino e modalità di tracciabilità; il secondo ne attua operativamente le previsioni e include un sistema di monitoraggio continuo, con tabelle aggiornate utili a dimostrare il raggiungimento del target del 70% di rifiuti avviati a recupero.

Questi strumenti si inseriscono in un quadro più ampio che valorizza la gestione del ciclo di vita dell’opera, attraverso criteri quali il piano di manutenzione (2.3.16), che promuove la durabilità come leva per ridurre il consumo di risorse, e il piano di decostruzione (2.3.17), che orienta la progettazione verso riuso, demolizione selettiva e recupero di materia, uno strumento chiave in ottica di Design for Disassembly e allineato ai principi del Nuovo Bauhaus Europeo.

Per quanto riguarda i criteri ESG (cap. 2.6.4 e 3.2.5), il nuovo testo ne amplia la portata, chiarendo i contenuti delle attestazioni e prevedendo che queste siano rilasciate da organismi di valutazione della conformità accreditati secondo la UNI CEI EN ISO/IEC 17029, senza vincolo a schemi specifici, così da favorirne una più ampia applicabilità.

CAM Edilizia 2025: requisiti specifici per i calcestruzzi confezionati in cantiere e preconfezionati

Nel nuovo impianto dei CAM Edilizia, le specifiche tecniche relative ai prodotti da costruzione definiscono un quadro più chiaro e strutturato anche per il calcestruzzo, mantenendo l’impostazione già nota ma precisandone le modalità applicative.

Il criterio 2.4.2 stabilisce che i calcestruzzi confezionati in cantiere e preconfezionati debbano avere un contenuto di materie riciclate, recuperate o di sottoprodotti pari ad almeno il 5% sul peso del prodotto, inteso come somma delle tre frazioni. La percentuale deve essere calcolata come rapporto tra il peso secco delle materie riciclate, recuperate e dei sottoprodotti e il peso del calcestruzzo al netto dell’acqua (sia efficace che di assorbimento). Ai fini del calcolo va considerata esclusivamente la quantità che rimane effettivamente nel prodotto finale. Una logica analoga è prevista per i prodotti prefabbricati in calcestruzzo e in calcestruzzo vibrocompresso (criterio 2.4.3), per i quali il contenuto minimo resta del 5%, mentre per i blocchi in calcestruzzo aerato autoclavato sale al 7,5%, confermando una strategia di progressiva integrazione di materiali riciclati senza compromettere le prestazioni tecniche.

Disposizioni transitorie

Il decreto introduce un regime transitorio di 36 mesi dalla sua entrata in vigore, durante il quale per calcestruzzo preconfezionato, prefabbricati e laterizi sarà possibile attestare il contenuto di riciclato tramite la sola percentuale complessiva, senza necessità di dettagliare le singole frazioni.  

La misura tiene conto della natura del calcestruzzo, la cui composizione può variare in funzione del mix design e della disponibilità dei materiali, consentendo ai produttori di garantire il requisito complessivo modulando le componenti senza compromettere le prestazioni. Restano inoltre validi i mezzi di prova già previsti dal DM 23 giugno 2022, entro i limiti temporali di validità. Rimangono inoltre validi, fino a naturale scadenza, anche alcuni mezzi di prova già ammessi dal decreto del 2022, se rilasciati entro l’entrata in vigore del nuovo testo.

Come si dimostra il contenuto di riciclato, recuperato e sottoprodotto

Un elemento centrale del nuovo CAM riguarda le modalità con cui deve essere dimostrato il contenuto di riciclato, recuperato o sottoprodotto. Come previsto anche dal testo del precedente decreto, viene confermato un sistema articolato di mezzi di prova e certificazioni, tra cui le EPD (Environmental Product Declaration) conformi alle norme UNI EN 15804 e UNI EN ISO 14025, a condizione che siano verificate da organismi accreditati secondo UNI CEI EN ISO/IEC 17029 e UNI EN ISO 14065.

In tali dichiarazioni, la percentuale di contenuto riciclato deve essere esplicitata nella sezione “informazione ambientale aggiuntiva” e determinata attraverso metodi basati sulla tracciabilità dei flussi fisici di materia.

Accanto alle EPD, sono ammessi altri schemi di certificazione, tra cui ReMade o ReMade in Italy, Plastica Seconda Vita (PSV), VinylPlus Product Label per il PVC, certificazioni basate sul bilancio di massa (come CP DOC 262), certificazioni conformi alla UNI/PdR 88 e lo schema Made Green in Italy (MGI), unica opzione aggiunta dai nuovi CAM, purché corredata da verifica accreditata e indicazione della percentuale dichiarata.

Rispetto alla versione previgente, i nuovi CAM introducono inoltre un esplicito riferimento alla normativa sull’End of Waste, riconoscendo che i prodotti da costruzione realizzati interamente con materiali che hanno cessato la qualifica di rifiuto possono essere considerati come composti al 100% da materia riciclata. In tali casi, il produttore può dichiararne la percentuale, a condizione che tale attestazione sia supportata dall’autorizzazione al recupero e dalla documentazione prevista dalla disciplina EoW.

La verifica non si esaurisce in fase di offerta: le attestazioni devono essere controllate dal direttore dei lavori durante l’esecuzione del contratto d’appalto, rafforzando il ruolo della fase esecutiva nel garantire la conformità ai CAM. Non sono invece richieste attestazioni per i prodotti riutilizzati tal quali.

Quali materiali contribuiscono alla soglia del 5%

Il CAM non individua un elenco chiuso di materiali, ma richiama le definizioni generali di materia riciclata, recuperata e sottoprodotto, lasciando spazio a diverse soluzioni tecniche purché conformi ai requisiti normativi e prestazionali. Nella pratica, il contributo alla soglia del 5% deriva da componenti già oggi presenti, almeno in parte, nei processi produttivi del cemento e del calcestruzzo, tra cui:

  • aggregati riciclati da rifiuti da costruzione e demolizione (C&D), inclusi materiali da calcestruzzo demolito e scarti di prefabbricazione;
  • aggregati industriali provenienti da altri cicli produttivi;
  • aggiunte minerali come ceneri volanti, fumi di silice e loppe che consentono di sostituire una quota di clinker contribuendo alla riduzione delle emissioni di CO₂;
  • scaglie di laminazione della lavorazione dell’acciaio possono sostituire i minerali di ferro;
  • gessi chimici, ottenuti dal trattamento dei gas di combustione delle centrali elettriche in sostituzione del gesso naturale;
  • fibre da riciclo e, per i prefabbricati, sottoprodotti derivanti dal processo produttivo interno.

A queste si aggiungono innovazioni più recenti, come l’impiego dei fini di calcestruzzo riciclato, introdotto dalla norma UNI EN 197-6.

Si tratta quindi di una pratica tecnicamente già consolidata, la cui diffusione su scala più ampia dipende però da condizioni abilitanti lungo la filiera: qualità e disponibilità costante dei materiali, demolizione selettiva, certezza normativa, prossimità degli impianti e domanda pubblica orientata a requisiti prestazionali.

Aggregati riciclati e materie di sostituzione: tra potenziale inespresso e filiere mature

I dati del Rapporto di sostenibilità Federbeton 2024 evidenziano infatti che il tasso di utilizzo degli aggregati riciclati e industriali nel calcestruzzo si mantiene inferiore all’1%, segnalando un potenziale significativo ancora non pienamente espresso.

Questo divario non è riconducibile a una mancanza di soluzioni tecniche, quanto piuttosto a fattori strutturali legati alla qualità e disponibilità dei materiali, alla filiera di approvvigionamento e ai vincoli normativi; incidono in particolare le caratteristiche dei rifiuti da costruzione e demolizione e pratiche di demolizione ancora poco selettive, che limitano la qualità degli aggregati riciclati. In questo contesto, la diffusione della demolizione selettiva rappresenta un passaggio cruciale, poiché la qualità del materiale in ingresso condiziona direttamente le prestazioni del prodotto finale e richiede un’evoluzione complessiva della filiera a monte.

Diverso è il livello di maturità raggiunto nell’utilizzo di materie di sostituzione nel cemento, componente principale del calcestruzzo. Secondo il Rapporto, nel settore cementiero sono state utilizzate 1.556.865 tonnellate di sottoprodotti ed end of waste, 522.954 tonnellate di rifiuti non pericolosi recuperati, per un totale di 2.079.819 tonnellate di materie di sostituzione e un tasso di sostituzione delle materie prime naturali pari all’8%. Questo ambito rappresenta oggi una leva fondamentale per la decarbonizzazione del legante e, più in generale, per la riduzione dell’impronta ambientale del calcestruzzo, mostrando un grado di maturità tecnica e industriale superiore rispetto all’impiego degli aggregati riciclati.

“Dal basso”, fotografia di Maurizio Sartoretto presentata al concorso #scaladigrigi 2023
(Ospedale di Castelfranco Veneto, Treviso)

Adattamento ai cambiamenti climatici: il ruolo del calcestruzzo nel criterio 2.2.2

Tra le innovazioni più significative introdotte dai CAM Edilizia 2025, il superamento per il criterio 2.2.2 “Adattamento ai cambiamenti climatici” – centrale per la filiera del calcestruzzo – dei precedenti approcci frammentati su permeabilità e isola di calore, integrandoli in una visione unitaria orientata alla resilienza climatica. Il criterio introduce requisiti puntuali per le superfici esterne, definendo la superficie permeabile (coefficiente di deflusso < 0,50) e imponendo, nelle nuove costruzioni, almeno il 60% di superficie territoriale permeabile, oltre alla sostituzione delle pavimentazioni impermeabili negli interventi di riqualificazione e all’impiego diffuso di soluzioni drenanti negli spazi urbani.

In questo contesto, il calcestruzzo drenante emerge come soluzione particolarmente coerente con gli obiettivi del criterio, grazie alla capacità di garantire permeabilità, durabilità e prestazioni meccaniche. Al tempo stesso, il materiale contribuisce alla mitigazione dell’isola di calore urbana, rispondendo ai requisiti sull’indice di riflessione solare (SRI ≥ 29) per le pavimentazioni – e, per le coperture, a valori ancora più elevati o soluzioni alternative – anche grazie al colore chiaro che ne favorisce la riflettanza.

Il risultato è un materiale in grado di rispondere simultaneamente a più obiettivi – gestione delle acque, riduzione delle temperature superficiali e resilienza urbana – rafforzando il ruolo del calcestruzzo nelle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.

Criteri premianti: sistemi di gestione ambientale negli stabilimenti produttivi

Accanto alle specifiche tecniche obbligatorie, il CAM introduce criteri premianti finalizzati a valorizzare le prestazioni ambientali migliorative lungo la filiera. Il criterio 3.2.2 riguarda in particolare la capacità degli operatori economici di approvvigionarsi da siti produttivi dotati di sistemi di gestione ambientale certificati. È previsto un punteggio premiante nel caso in cui tali siti siano in possesso di certificazione UNI EN ISO 14001 o registrazione EMAS ai sensi del regolamento (CE) n. 1221/2009, con un punteggio maggiore attribuito alla registrazione EMAS e cumulabilità nel caso di possesso di entrambe le certificazioni.

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Prestazioni ambientali migliorative: il riferimento alla Tassonomia europea

Il criterio 3.2.7 introduce un meccanismo premiale legato al miglioramento delle prestazioni ambientali dei materiali da costruzione rispetto a quelli previsti nel progetto esecutivo. Il punteggio è attribuito agli operatori economici che propongono la sostituzione, totale o parziale, di prodotti – tra cui cemento, acciaio, alluminio e materie plastiche – con alternative aventi le stesse prestazioni tecniche ma migliori performance ambientali, valutate in riferimento ai criteri di vaglio tecnico della Tassonomia europea (Regolamento delegato (UE) 2021/2139). Per quanto riguarda il cemento, il punteggio premiante è massimo per l’utilizzo di cementi con emissioni specifiche di gas serra per tonnellata di cemento inferiori ai criteri di vaglio tecnico del par. 3.7, Allegato I, del Regolamento delegato (UE) 2021/2139, prevedendo punteggi graduati in funzione del livello di prestazione ambientale. La conformità deve essere dimostrata tramite documentazione tecnica, certificazioni ed evidenze fornite dai produttori, idonee a dimostrare il miglioramento rispetto ai valori di riferimento.

La premialità per i materiali provenienti da Paesi ETS

Il criterio 3.2.9 introduce un elemento di forte rilevanza industriale, premiando l’approvvigionamento di materiali prodotti in impianti soggetti a sistemi di scambio delle emissioni di gas a effetto serra. Il punteggio è attribuito nel caso in cui i prodotti da costruzione provengano da impianti localizzati in Paesi ricadenti nel sistema EU ETS o in sistemi riconosciuti equivalenti dalla Commissione europea.

Per il cemento e i materiali a base cementizia, il criterio richiede che almeno il 90% del clinker provenga da tali Paesi; sono inoltre previsti incrementi di punteggio per percentuali superiori a questa soglia. Il criterio si applica anche ad altri materiali rilevanti, come acciaio, calce, vetro piano, cartongesso e prodotti ceramici, con l’obiettivo di valorizzare produzioni sottoposte a sistemi regolatori climatici comparabili e di ridurre il rischio di carbon leakage (rilocalizzazione delle emissioni di carbonio), assicurando condizioni di concorrenza più coerenti con gli obiettivi europei di decarbonizzazione. Dal punto di vista operativo, la conformità al criterio ETS è dimostrata attraverso un impegno formale dell’operatore economico a fornire, in fase di esecuzione, un’attestazione della provenienza dei materiali, rilasciata da un organismo di valutazione della conformità accreditato, con riferimento ai sistemi ETS o equivalenti.

Un quadro in evoluzione tra requisiti, mercato e innovazione

Nel complesso, il nuovo assetto dei CAM evidenzia una chiara evoluzione da un approccio prevalentemente prescrittivo verso una logica più prestazionale e sistemica, in cui la sostenibilità è valutata lungo l’intero ciclo di vita dell’opera. In questa direzione si collocano il rafforzamento delle metodologie LCA e LCC, la crescente attenzione alla durabilità e alla riduzione dell’impronta carbonica, nonché il ruolo sempre più centrale delle certificazioni ambientali verificate da organismi accreditati.

Per la filiera del cemento e del calcestruzzo, questo scenario implica un cambiamento significativo: da un lato aumenta il livello di complessità e di rigore richiesto in termini di documentazione, tracciabilità e verifica; dall’altro si aprono nuove opportunità legate alla valorizzazione delle prestazioni ambientali dei materiali, alla diffusione di soluzioni a minore intensità carbonica e allo sviluppo di filiere più circolari e qualificate.

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Patrizia Ricci
Ingegnere civile con un Dottorato in Meccanica delle Strutture, ha perfezionato i propri studi presso il dipartimento di Scienza delle Costruzioni dell’Università di Bologna, dove ha svolto attività di ricerca nel campo della Meccanica della Frattura, e presso l’Imperial College di Londra. Da diversi anni collabora con le principali riviste tecniche di ingegneria e architettura, efficienza energetica e comfort abitativo, meccanica e automazione, industria 4.0 (settore del Building e dell’Industry) come autrice di articoli e approfondimenti tecnici per i settori di competenza.

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