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Consumo di suolo: prosecco e cemento

Sulla teoria del consumo di suolo, come la più attuale e controversa questione del riscaldamento globale, ci sono sempre state opinioni scientifiche contrastanti tra studiosi ortodossi e catastrofisti, ma mai come oggi anche la politica si divide.

I tempi sono maturi per approvare il disegno di legge sul consumo di suolo. Il 79% del nostro territorio è a forte rischio idrogeologico… Stiamo viaggiando a ritmi di 4 metri quadrati al secondo di territorio cementificato”, ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente commentando l’ennesimo rapporto Ispra-Snpa sul consumo di suolo. Gli fa eco Roberto Morassut, Sottosegretario all’Ambiente in quota PD e già assessore all’urbanistica a Roma con il Sindaco Veltroni, “Serve una riforma che contrasti il consumo di suolo e incentivi il recupero del patrimonio esistente. L’obiettivo di questo Governo è accelerare i tempi e avere entro un anno un disegno di legge nazionale… Occorrono città più dense, verticali…” ovvero più cemento!

Tutto questo mentre a Valdobbiadene, da poco dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco per la presenza dei vigneti del prosecco, la polemica è tra esponenti di PD e Lega. I primi ritengono che i vigneti, incentivati dai provvedimenti del Governatore del Veneto Zaia, non solo consumino suolo, ma lo inquinino, attraverso l’esteso uso dei diserbanti chimici. I secondi invece hanno difeso e difendono attività e produzioni agricole, sebbene creino un paesaggio artificiale comunque apprezzato anche dall’Unesco. Il Veneto, già nel 2017 con la legge regionale N.14, fu tra le prime Regioni che legiferò sul consumo di suolo. Distribuendo quote di “consumo” a ogni comune e incentivando fortemente la trasformazione di aree naturali e boschive in vigneti, sottraendole all’urbanizzazione ma non all’antropizzazione. Infatti, in applicazione dell’art. 4 della Legge Regionale del Veneto, la Giunta regionale ha individuato 21 Ambiti Sovracomunali Omogenei (ASO), ai quali è stata distribuita la quantità massima di consumo di suolo, successivamente assegnata ai singoli comuni. Il risultato è un territorio a macchia di leopardo, in relazione agli ettari di suolo ancora “consumabili” in ciascun comune veneto, entro il 2025. Vicenza potrà contare su 480 ettari, mentre alcuni altri comuni, come Cortina o Conegliano, saranno relegati a zero ettari. 

Oggi però le contestazioni riguardano le modalità di applicazione e messa in pratica della teoria da parte del legislatore regionale. Solo ora infatti i protestatari sembrano aver scoperto che la legge, così come formulata, non tuteli l’ambiente naturale ma solo quello agricolo. Circostanza questa ben nota a tutti gli esperti del settore, e anche dal sottoscritto ampiamente descritta nell’articolo “Perché l’urbanistica non può condividere la teoria del consumo di suolo zero” https://www.apertacontrada.it/2017/07/26/perche-lurbanistica-non-puo-condividere-la-teoria-del-consumo-di-suolo-zero/. Ne consegue quindi un tutti contro tutti, all’insegna del consumo di suolo zero, ricetta a la page buona per tutte le palati, anche se con salse e condimenti di volta in volta diversi. Questa volta la politica utilizza, strumentalmente o meno non siamo noi a doverlo dire, idee naturalistiche contrapposte a idee agricolo/mercantiliste. Del resto, è difficile meravigliarsi di ciò, in quanto tale teoria è nata proprio in difesa dell’economia agricola e in contrasto con l’economia urbana. E solo successivamente è stata esportata nelle politiche urbane, nella logica che le strategie di pianificazione territoriale e urbanistica fossero orientate a limitare lo sviluppo spaziale delle città a favore della rigenerazione e del recupero del patrimonio esistente. Da qui l’introduzione e il proliferare scriteriato del termine “cementificazione” in alternativa al più corretto termine “impermeabilizzazione”, originariamente contemplato dalla teoria del consumo di suolo. Che, come noto, individua nell’impermeabilizzazione della superficie della crosta terrestre la causa della siccità di alcune parti del pianeta e dei dissenti idrogeologici che affliggono l’Italia. La teoria si è poi diffusa anche fuori dalla stretta cerchia degli esperti, fino a fare breccia nell’opinione pubblica e nella politica, con evidenti distorsioni e semplificazioni. Tra le quali l’utilizzo equivoco e improprio del nome di un materiale come il cemento, o il calcestruzzo, assolutamente neutri rispetto al loro uso. Anche perché ci sono materiali ben più impermeabili di essi, o con inferiore possibilità di recupero e riciclo. Pur tuttavia il termine cemento è diventato un simbolo utilizzato dall’opinione pubblica, dai media e dai politici, come un qualcosa di negativo a prescindere dell’uso che se ne faccia. Male assoluto in quanto legato all’industria delle costruzioni e conseguentemente associato a tre altre odiatissimi vocaboli: appalti, urbanizzazione e antropizzazione. Non solo, considerando che anche il paesaggio delle colline del Prosecco è costruito artificialmente dall’uomo, ma anche le opere più importanti per combattere la siccità, quali per esempio le dighe o le opere per contrastare il dissesto idrogeologico, sono in gran parte realizzate facendo uso di cemento e calcestruzzo. Ma in fondo di calcestruzzo sono realizzati anche molti manufatti agricoli, come i pali che sostengono i filari delle vigne, comprese quelle dove si coltiva l’uva per il prosecco. Quindi da oggi, dopo le polemiche che stanno alimentando lo scontro politico in Veneto, potremmo immaginare che il prosecco possa diventare il simbolo del consumo di suolo prendendo il posto del cemento? Speriamo di no ma speriamo anche che nel futuro si faccia un uso più razionale dei vocaboli per evocare negatività se non addirittura catastrofi.

Sergio Pasanisi
Architetto e urbanista laureato con lode alla Sapienza di Roma nel 1982. Ha svolto attività di progettazione e pianificazione urbanistica per importanti istituzioni pubbliche e private e attività di ricerca e didattica presso Università e Istituti di ricerca. Collabora con numerose riviste e testate giornalistiche. Attualmente è Presidente del Comitato per la Qualità Urbana ed Edilizia del Comune di Roma.

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